Cos’è l’artroscopia?
Quando si parla di artroscopia si fa riferimento ad una particolare tecnica chirurgica. Nello specifico, questa non è altro che una procedura attraverso cui si diagnosticano, e successivamente si curano, i disturbi legati alle articolazioni più importanti del corpo.
Poca invasività e massima sicurezza, vantaggi dell’artroscopia
La ragione per cui questa pratica viene sempre più spesso utilizzata è legata alla minima invasività che essa comporta sulle zone interessate. Non solo, l’artroscopia rientra tra le tecniche più sicure e garantisce un’efficacia maggiore nella cura delle problematiche articolari. Questa, minimamente invasiva (definita a cielo chiuso), ha notevoli vantaggi rispetto alla chirurgia classica. In particolare, viene effettuato un esame più dettagliato delle strutture articolari (con la chirurgia classica non si riesce ad accedere con tale precisione alla globalità delle strutture), attraverso lo strumento definito l’artroscopio. In aggiunta a quanto già detto è bene ricordare che l’artroscopia non causa alcun trauma ai tessuti non compromessi e dunque sani, che si trovano vicino alla zona di intervento. Allo stesso modo sono drasticamente ridotti anche i rischi e le eventuali complicazioni che avvengono nel post-operatorio tradizionale (si fa riferimento ad esempio a un eccessivo sanguinamento, un’eventuale infezione dell’articolazione o della ferita chirurgica). La piccola incisione, necessaria all’intervento, permette infatti di ottenere il minimo disturbo per l’estetica del paziente, risultando praticamente invisibile.
Casi d’uso e applicazioni
Le articolazioni sono strutture molto complesse. Esse sono sostanziali per il funzionamento motorio del nostro corpo in quanto mettono in contatto due, o più, ossa vicine fra loro. Spesso, però, il paziente manifesta un dolore che permette allo specialista di scoprire un’usura di queste nella loro totalità o più frequentemente in una delle componenti. Per questa ragione può essere necessario intervenire attraverso la pratica dell’artroscopia. Solitamente questa viene effettuata nel ginocchio dopo una lesione del menisco, del legamento crociato oppure nella spalla come operazione per riparare una lesione dei tendini della spalla, tra cui quelli della cuffia dei rotatori. Queste criticità si presentano più frequentemente negli sportivi o nelle persone al di sopra dei 45 anni e pertanto l’artroscopia rientra tra gli interventi di chirurgia mini invasiva spesso impiegati nell’ambito della traumatologia sportiva. In caso di riduzione dello strato cartilagineo, il paziente può riscontrare un’infiammazione cronica e successivamente la comparsa della tumefazione. Si renderà evidente un forte gonfiore della zona interessata, con dolore e limitazione nella vita quotidiana. La membrana sinoviale, in questi casi, reagisce producendo un eccesso di liquido (sinoviale) per lubrificare maggiormente l’articolazione in questione e questo provoca un dolore di intensità crescente. Generalmente il fastidio si presenta nelle ore notturne disturbando il sonno ma con il tempo può manifestarsi altresì durante la giornata, impedendo la deambulazione. Tuttavia esistono casi di estrema gravità in cui il paziente trova difficoltà nella flessione o estensione dell’arto compromesso. In questi casi, dopo aver eseguito un esame radiologico di conferma, lo specialista dovrà intervenire tempestivamente.
Fasi trattamento: preparazione, esecuzione, post-operatorio
Esistono delle misure definite pre-operatorie che il paziente in procinto di essere operato deve seguire. Si tratta di semplici accortezze che permetto nodi favorire un veloce decorso post operatorio. Qualora siano in atto terapie con farmaci anticoagulanti, sarà necessario sospenderle poiché, questa tipologia di farmaco, tende a favorire il sanguinamento della, seppur piccola, incisione chirurgica.
Come per ogni operazione, è inoltre necessario che il paziente si presenti a digiuno da almeno 12 ore, sia per quanto riguarda l’assunzione di alimenti che per quanto riguarda i liquidi. Svolte le prime formalità il paziente verrà sottoposto ad anestesia locale. In questo modo lo specialista potrà operare senza la necessità di addormentare il paziente. Nel caso in cui il soggetto interessato non volesse assistere all’intervento, esso potrà essere sedato (induzione di uno stato di rilassamento e di calma mediante farmaco). Quest’ultima è l’opzione ideale per evitare che il paziente possa agitarsi durante l’operazione. Per ciò che concerne l’intervento, questo avviene mediante l’impiego dell’artroscopio il quale viene illuminato ed è in grado di filmare l’interno dell’articolazione su cui si intende operare. Questo strumento infatti viene inserito nella cavità articolare, dopo una piccola incisione cutanea (nella maggioranza dei casi questa raggiunge al massimo un centimetro, solo in rari casi sono necessarie più incisioni per l’inserimento di ulteriori strumenti operatori). Attraverso le fibre ottiche, disposte all’estremità, l’artroscopio, funziona come sorgente di luce, oltre che da telecamera. Il lavoro prevede che, successivamente, l’immagine ripresa dal dispositivo, venga proiettata su un monitor e permetta così di eseguire l’intervento. Nonostante la minima invasività, i tempi di recupero possono variare a seconda della gravità del danno articolare del paziente. È inoltre importante che si presti molta attenzione alle informazioni fornite dal medico curante e dallo specialista che ha effettuato l’intervento.
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