Spalla congelata o capsulite adesiva della spalla

La spalla congelata è una condizione invalidante e dolorosa che porta nel tempo all’irrigidimento dell’articolazione della spalla, con conseguente difficoltà di movimento del braccio interessato. Oggi, grazie ad un esame obiettivo accurato e all’aiuto di esami strumentali, è possibile effettuare diagnosi precise e trattare il disturbo in modo conservativo.

Che cos’è la capsulite adesiva della spalla

La capsulite adesiva della spalla, comunemente chiamata spalla congelata, è una patologia infiammatoria che colpisce la capsula articolare, provocando dolore e rigidità progressiva, fino alla perdita di mobilità dell’articolazione omero-scapolare. In condizioni normali la capsula articolare (il manicotto di tessuto connettivo che riveste l’articolazione contribuendo a stabilizzarla) è elastica e consente di compiere un’ampia gamma di movimenti. 

Nella spalla congelata, invece, la capsula che avvolge l’articolazione si ispessisce e forma spesse bande di tessuto (aderenze) che compromettono la rotazione.

Quali sono le cause della capsulite adesiva della spalla

Esistono forme idiopatiche, ovvero di cui non si conoscono le cause, e forme associate ad altre malattie. La capsulite adesiva della spalla può presentarsi dopo un trauma, come una frattura o una lussazione, ma si tratta di casi rari. È più frequente nelle donne di età compresa tra i 35 e i 50 anni e in chi soffre di malattie cardiovascolari, diabete e disfunzioni della tiroide.

Quali sono i sintomi della capsulite adesiva della spalla

I sintomi che caratterizzano la spalla congelata sono dolore, rigidità e limitazione dei movimenti. Il dolore si acutizza di notte (soprattutto se si dorme sul fianco), non facendo chiudere occhio. Di giorno, impedisce movimenti comuni, quali infilarsi la giacca, compromettendo la qualità della vita. Talvolta il dolore è associato a gonfiore, che si localizza in particolare sopra la zona della spalla esterna. Il disturbo colpisce più frequentemente la spalla del braccio non dominante e più raramente entrambe. La limitazione della mobilità è presente anche in caso di movimento passivo, ossia quando il braccio viene mosso dal medico o dal terapista.

Nella fase iniziale della malattia, che dura dalle 6 alle 12 settimane, il dolore è molto intenso ma i movimenti sono ancora possibili, anche se si riducono gradualmente. Con il passare del tempo (seconda fase) il dolore tende a diminuire, ma la spalla progressivamente si “congela”, come se fosse inchiodata, con una conseguente riduzione del raggio di movimenti possibile: il paziente non riesce ad alzare il braccio o a ruotarlo verso l’esterno. Dopo circa 4-6 mesi si entra nella terza e ultima fase, detta di scongelamento, durante la quale si osserva una graduale ripresa della mobilità fino al recupero, che può essere parziale o totale.

Come si può prevenire la capsulite adesiva della spalla

Non essendoci una chiara connessione con il compiere gesti ripetitivi con il braccio dominante al di sopra del capo, come invece succede con altre patologie articolari, la spalla congelata non può essere prevenuta. dominante e più raramente entrambe.

Diagnosi della capsulite adesiva della spalla

La diagnosi della capsulite adesiva della spalla può essere fatta attraverso lo studio della storia clinica del paziente e una visita specialistica nella quale il medico esegue alcune manovre. Tuttavia, per individuare il trattamento più opportuno o per escludere che i sintomi derivino da altre degenerazioni cliniche, può rendersi necessaria l’esecuzione di alcuni esami strumentali, come la radiografia o la risonanza magnetica.

Trattamento della capsulite adesiva della spalla

La capsulite adesiva della spalla tende a risolversi spontaneamente, tuttavia i tempi di guarigione possono variare dai due ai tre anni. Per rendere più rapida e agevole la ripresa, si ricorre ad un mix di tecniche di tipo conservativo che hanno come scopo la riduzione del dolore e il recupero della funzionalità articolare.

Il primo obiettivo del trattamento è alleviare il dolore con farmaci analgesici ed antinfiammatori non steroidei (Ibuprofene, Nimesulide, ecc.), assunti sotto il controllo medico, in modo da poter seguire un adeguato programma di esercizi per migliorare la mobilità. Nella fase di rigidità, in cui il dolore è in parte scemato, il paziente potrà migliorare l’escursione articolare grazie all’aiuto di un fisioterapista esperto che raccomanderà l’esecuzione di esercizi di stretching volti a mantenere l’articolazione attiva, aumentare il range di movimenti possibili e ridurre la perdita di tessuto muscolare.

Il calore, aumentando la vasodilatazione, può aiutare ad attenuare il blocco articolare, pertanto l’applicazione di impacchi caldi prima e dopo gli esercizi di allungamento può talvolta risultare utile per favorire il rilassamento e lo sblocco articolare.

Nei casi più gravi, il terapista potrà avvalersi degli ultrasuoni, della laserterapia, delle iniezioni di corticosteroidi e di farmaci immunosoppressori per rendere il disturbo più sopportabile nella fase acuta della malattia.

Seguendo i trattamenti conservativi di cui sopra, il paziente di solito trova sollievo già dopo qualche settimana. Tuttavia, se tali rimedi non dovessero avere successo, si potrà ricorrere all’intervento chirurgico in artroscopia, laddove lo specialista ritenga che la rimozione del tessuto capsulare possa migliorare la situazione.